Chirurgia estetica: responsabilità professionale medica e personalizzazione del danno

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Il Tribunale di Napoli con la sentenza n. 8981 del 2016 ha accertato e dichiarato che la liquidazione del danno biologico in applicazione delle tabelle in uso presso il Tribunale di Milano, deve ritenersi comprensiva anche del risarcimento del danno morale, giacché le anzidette tabelle sono state elaborate allo scopo di realizzare una liquidazione complessiva del danno non patrimoniale, conseguente a lesione permanente dell’integrità psicofisica della persona, riconoscendo, a titolo risarcitorio, anche aspetti di sofferenza soggettiva e di incidenza sulla vita di relazione. 

IL FATTO

Con atto di citazione ritualmente notificato la sig.ra Mo.Pa. conveniva in giudizio il medico e l’Azienda Sanitaria per sentire accertare e dichiarare la responsabilità del sanitario dei danni patrimoniali e non, patiti dalla stessa in conseguenza dei due interventi di chirurgia estetica.

L’attrice rappresentava che per correggere una ptosi mammaria e rendere più gradevole il proprio aspetto chiedeva la consulenza del dott. Pi.Ca. chirurgo specializzato in chirurgia generale il quale, dopo averla visitata ed aver valutato le condizioni psicofisiche, suggeriva un intervento di mastoplastica additiva. 

Si accordarono, così, per un intervento di mastoplastica additiva che con l’innalzamento del seno ed il suo aumento di volume, previo inserimento di protesi, che non superasse comunque la 3° taglia.

In data 02.04.03 venne effettuato un primo intervento, risultato del tutto insoddisfacente, ne fu effettuata una seconda operazione di mastopessi in data 19.11.03 sempre presso la stessa struttura sanitaria. Tuttavia, anche il secondo intervento peggiorava ulteriormente la ptosi e l’asimmetria delle mammelle e procurava una vistosa, sgranata ed antiestetica cicatrice periareolare.

In conseguenza dei predetti eventi l’attrice sviluppava una “reazione depressivo ansiosa di tipo reattivo” come riportato nelle documentazione medica.

Nel ricorso per consulenza tecnica preventiva ex art. 696 e 696 bis c.p.c., il CTU prof. Ta., ha concluso che “senza ombra di dubbio che dagli interventi subiti la paziente non ha tratto alcun miglioramento del suo stato anteriore, che viceversa, è peggiorato” così come è presente nella paziente una “particolare polarizzazione emotiva sull’accaduto e sul suo stato che la induce ad avere un atteggiamento viziato di postura”. Secondo il CTU nel caso in esame sussistevaun “comportamento colposo” dei sanitari. Il CTU ha riconosciuto alla sig.ra un “danno biologico indotto dal peggioramento dello stato anteriore che comporta un pregiudizio estetico complessivo moderato da valutarsi con un tasso invalidante del 12/13%” nonché in alternativa la possibilità di una correzione futura del danno mediante un intervento il cui costo è “mediamente valutato in Euro 10.000,00” ed “un periodo di temporanea totale di giorni dieci; parziale, progressivamente decrescente, mediamente valutabile con un tasso del 50% per giorni venti. 

Successivamente a queste conclusioni l’attrice introduce il giudizio di merito per ottenere la condanna al risarcimento di tutti i danni dalla stessa subiti.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE

Il Tribunale ritiene la domanda fondata e meritevole di accoglimento. 

Nelle varie consulenze medico-legali era pacifico che la sig.ra aveva un seno sproporzionato che presentava vistose cicatrici in sede periareolare che si mostravano “sgranate retraenti e quindi fortemente deturpanti” nonché una ” evidente asimmetria delle mammelle”. 

Entrambi i consulenti concordavano, pertanto, che la esponente non aveva tratto alcun miglioramento dagli interventi subiti ma anzi aveva subito un evidente peggioramento non solo fisico ma anche psicologico. E’ stato accertato infatti che la sig.ra Mo. era affetta da una depressione ansiosa reattiva e quindi consequenziale agli esiti negativi delle operazioni subite

Le due CTU avevano ampiamente provato l’inadempimento del chirurgo, nonché la negligenza del suo operato, con il conseguente evidente danno per la paziente, il tutto ampiamente articolato nelle perizie. A ciò si aggiunge la responsabilità della struttura sanitaria privata posto che la responsabilità della casa di cura (o dell’ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale, e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 cod. civ., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, ai sensi dell’art. 1228 cod. civ., all’inadempimento della prestazione medico -professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale.

Sotto l’aspetto della liquidazione del danno, posto che in sede di ATP era stato riconosciuto un danno biologico pari al 13% mentre la CTU ha quantificato il D.B. al 15% e che trattandosi di lesioni non suscettibili di rientrare nel novero delle cosiddette “micropermanenti”, il Tribunale ritiene applicabili, in via equitativa, i parametri di liquidazione attualmente adottati dal Tribunale di Napoli, i quali, peraltro, com’è noto, sono mutuati dalle tabelle elaborate presso il Tribunale di Milano all’epoca vigenti, liquidando all’attrice somma di Euro 41.500,00.

Secondo il Tribunale di Napoli spetta all’attrice anche il risarcimento del danno morale la cui liquidazione, tuttavia, risulta già ricompresa in quella del cosiddetto danno biologico poiché effettuata sulla base di tabelle (quelle predisposte dall’Osservatorio per la Giustizia Civile di Milano) che, sulla scorta di quanto affermato dalla Cassazione, risultano elaborate proprio allo scopo di realizzare una liquidazione complessiva del danno non patrimoniale conseguente a “lesione permanente dell’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale”, nei suoi risvolti anatomo – funzionali e relazionali medi ovvero peculiari, e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di “dolore”, “sofferenza soggettiva”, in via di presunzione, con riguardo ad una determinata tipologia di lesione e, dunque, una liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo: 1) di cosiddetto danno biologico “standard”; 2) cosiddetto danno morale.

Le tabelle, dichiara il Tribunale di Napoli “lasciano salva la possibilità di riconoscere percentuali di aumento dei valori medi da esse previste, da utilizzarsi – onde consentire una adeguata “personalizzazione” complessiva della liquidazione – laddove il caso concreto presenti peculiarità che vengano allegate e provate (anche in via presuntiva) dal danneggiato, in particolare, sia quanto agli aspetti anatomo -funzionali e relazionali sia quanto agli aspetti di sofferenza soggettiva”.

Nella specie è evidente come si tratti di lesioni notevolmente invalidanti con conseguente possibilità di riconoscere, a titolo risarcitorio, anche gli aspetti di sofferenza soggettiva e di incidenza sulla vita di relazione certamente suscettibili di derivare dal nocumento di cui si tratta.

Pertanto per i giudici napoletani il danno non patrimoniale (nelle componenti del danno biologico, comprensivo del danno alla vita di relazione, e del danno da sofferenza morale soggettiva) può essere liquidato, in via equitativa, riconoscendo un appesantimento della somma già sopra indicata a titolo di danno non patrimoniale complessivo, nella misura di Euro 46.000,00 oltre il rimborso delle spese dell’intervento pari ad euro 2.500,00, nonché le spese mediche di 100,00 euro documentate in atti, da liquidare in solido tra le parti.

Avv. Edno Gargano

Studio Legale Gargano