Dimissione dal primo ricovero – Mancata rilevazione delle condizioni di salute

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La Corte di Cassazione  – Sezione 3 Civile – con l’ordinanza del 19 febbraio 2020 la n. 4245 si è pronunciata a seguito di ricorso presentato dai genitori e dalle sorelle, in proprio e in qualita’ di eredi, del giovane ventenne deceduto, i quali chiedevano la condanna dell’Azienda Sanitaria e dei sanitari al risarcimento dei danni derivanti da loro imperizia.

IL FATTO

Il ventenne (OMISSIS) veniva ricoverato presso il reparto di Gastroenterologia dell'(OMISSIS), a causa di forti dolori addominali – che accusava gia’ da anni – e di un progressivo calo ponderale. Per sopperire al grave deperimento organico in cui versava, gli veniva posizionato un catetere venoso centrale (c.d. “CVC”) per la nutrizione parenterale.

Successivamente il paziente veniva dimesso dal con diagnosi di “grave malnutrizione in paziente con sindrome da malassorbimento verosimilmente secondaria a processo flogistico intestinale n. d.d. (natura da determinare). Bulimia nervosa. Sindrome ansiosa”.

Quattro giorni dopo, accusando ancora forti dolori addominali, veniva ricoverato presso il (OMISSIS), dove gli veniva diagnosticata una “grave malnutrizione da malassorbimento per morbo di Crohn”. Di conseguenza, veniva sottoposto a terapia immuno-soppressiva e al nutrimento parenterale tramite CVC. Quest’ultimo determinava, tuttavia, un’infezione della linea venosa centrale. Nei giorni successivi, le condizioni del (OMISSIS) peggioravano, fino al decesso per un’embolia polmonare da infezione del CVC.

In base a tali fatti, i genitori e sorelle del defunto, in proprio e in qualita’ di eredi dello stesso, citavano dinanzi al Tribunale di Bologna l’Azienda Sanitaria e i sanitari del nosocomio chiedendone la condanna al risarcimento dei danni derivanti da loro imperizia. In particolare, gli attori imputavano ai convenuti che la morte del congiunto era avvenuta in quanto questi ultimi non avevano tempestivamente diagnosticato il morbo di Crohn e, di conseguenza, per non avevano sottoposto il paziente al necessario e tempestivo trattamento terapeutico. Il Tribunale di Bologna rigettava la domanda, non ravvisando la sussistenza del nesso di causalita’ tra l’omissione diagnostico-terapeutica dei convenuti e il decesso del ventenne.

LA DECISIONE DELLA CORTE D’APPELLO

Gli attori impugnavano la decisione del Tribunale davanti la Corte d’appello che ha escluso la responsabilità dei sanitari e della struttura ospedaliera citati in giudizio osservando che:

– la causa ultima della morte e’ da ravvisarsi nell’infezione insorta a seguito della sottoposizione del paziente a nutrizione parenterale tramite catetere venoso centrale (CVC);

– tale trattamento si sarebbe dovuto comunque attuare, anche nel caso in cui al rgazzo fosse stato tempestivamente diagnosticato il morbo di Crohn;

– non vi sarebbe quindi alcuna evidenza, neppure applicando il criterio del “piu’ probabile che non”, della circostanza che l’omessa diagnosi abbia concorso a determinare la morte del paziente.

In questo ragionamento, assume rilievo decisivo l’invarianza delle condizioni di salute del ragazzo nel tempo trascorso fra i vari ricoveri. Infatti, secondo la Corte, la probabilita’ di sviluppare l’infezione (causa diretta dell’embolia che ha condotto al decesso) non sia aumentata a causa del ritardo nella diagnosi, in quanto il quadro clinico complessivo del paziente non si sia aggravato col decorso del tempo.

Per questa ragione, la Corte d’appello rimarcava che “la condizione di grave compromissione organica in cui si trovava il paziente era analoga sia al momento del ricovero presso il (OMISSIS) che al momento del successivo ricovero presso l’ospedale (OMISSIS)”

I familiari della vittima proponevano ricorso per Cassazione. 

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Secondo la Suprema Corte il ricorso proposto merita accoglimento per i seguenti motivi. 

L’affermata invarianza delle condizioni di salute del ventenne al momento dei due ricoveri e’ contraddetta dalla stessa Corte d’appello, che altrove rileva: “non vi sono invece dati clinici (che, ove presenti, sarebbero stati rilevanti sul piano probatorio attesa la loro natura oggettiva e scientifica) attestanti quale fosse lo stato della malattia al momento delle dimissioni dall’ospedale (OMISSIS), se cioe’ l’infiammazione intestinale propria del morbo di Crohn fosse stazionaria o peggiorata” Tale carenza di informazioni circa quale fosse l’effettivo stato di salute del (OMISSIS) al momento delle dimissioni dal Policlinico (OMISSIS) e’, ovviamente, incompatibile con l’affermazione secondo cui la sua situazione non si era aggravata nel tempo intercorso fra l’inizio del primo e del secondo ricovero.

Per altro verso, secondo la Corte di Cassazione, i giudici di merito hanno errato anche nell’affermazione secondo cui i dati clinici, in concreto mancanti, “sarebbero stati rilevanti sul piano probatorio attesa la loro natura oggettiva e scientifica” che si pone in contrasto con la decisione di non dar luogo al supplemento di perizia che, per l’appunto, avrebbe potuto – quantomeno in ipotesi – consentire l’acquisizione di quegli elementi informativi il cui potenziale rilievo, ai fini della decisione, e’ ammesso dalla stessa corte territoriale. 

Per tali ragioni, secondo la Corte di Cassazione il ricorso proposto è meritevole di accoglimento.

Avv. Edno Gargano

Studio Legale Gargano