Intervento chirurgico con migrazione nel corpo di graffette al titanio: risarcito il danno biologico temporaneo

Home Rubrica Legale Intervento chirurgico con migrazione nel corpo di graffette al titanio: risarcito il danno biologico temporaneo

Il Tribunale di Monza con la sentenza n. 152/2019 ha ritenuto, il riconoscimento di un lungo periodo di inabilità temporanea, sia esso un criterio del tutto inusuale, l’unico critetrio possibile stante la sofferenza subita dal sig. F., per otto anni, a causa della presenza di corpi estranei appuntiti “in migrazione” in varie sedi degli organi interni.

IL FATTO
Al Tribunale di Monza era stato chiesto di condannare l’Ente convenuto al risarcimento dei danni fisici morali ed esistenziali per il susseguirsi epistemiologico degli eventi dolorosi riconducibili al caso dedotto.

Il sig. F., veniva sottoposto ad un intervento di ernia iatale in videolaparoscopia, successivamente al quale iniziò a lamentare dei dolori al fianco sinistro.

Gli esami eseguiti per accertare quale fosse la causa di tanto dolore non evidenziarono la presenza di corpi estranei metallici. Solo una radiografia di qualche anno dopo evidenziò la presenza di un oggetto metallico all’altezza della III vertebra lombare.

Sottoposto ad intervento chirurgico gli venivano rimosse due clips metalliche in cavo pelvico sinistro.
Qualche anno più tardi, persistendo forti dolori, veniva accertata la presenza di una graffetta aperta, al tinanio, in regione pelvica, con diagnosi di una neuropatia sensitiva ileo-inguinale.
Secondo la difesa del sig. F., le tre clips utilizzate e ritrovate aperte in posizione diverse da quelle utilizzate all’atto dell’operazione di ernioplastica, erano state smarrite dai sanitari, le quali, interagendo con le pareti della cavità addominale, provocarono uno stato infiammatorio derivante la sintomatologia dolosa con cui per otto anni è stato costretto a vivere.

L’Ente convenuto, invece, sosteneva che la natura del melessere sarebbe stata sin dall’inizio un sorte di malattia psicosomatica senza alcuna evidenza clinica.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE
Il Tribunale di Monza chiamato a pronunciarsi sul risarcimento dei danni patiti dal paziente ha accolto la domanda dell’attore considerato che l’onere della prova del nesso di causalità fra la sintomatologia lamentata dal sig. F. e la presenza di tali graffette per un periodo di circa otto anni, era stato dallo stesso sufficientemente assolto secondo la regola “del più probabile che non”, principio secondo cui il paziente deve dimostrare l’esistenza del nesso causale, provando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del “più probabile che non”, causa del danno.

Stante ciò, il Tribunale ha riconosciuto al sig. F. un danno biologico permanente, considerato che il dolore, come percepito dall’attore, aveva avuto tanti tentativi di diagnosi ma non si era mai risolto in tempi brevi. Questo ha costretto il sig. F. a vivere un vero “calvario”, come definito dal CTU, da cui ne è derivata una patologia psichica con sintomatologia fisicamente dolorosa. Inoltre, il Tribunale ha riconosciuto un danno da invalidità temporanea per tutto il periodo di permanenza delle clips nel corpo del paziente, per un totale di 2871 giorni, stante la sofferenza per otto anni a causa della presenza di corpi estranei appuntiti “in migrazione” in varie sedi di organi interni, nonostante sia sia rivolto, negli anni, a più specialisti.

A questo titolo il Tribunale ha liquidato la somma di euro 34.452,00. Inoltre, è stato anche liquidato il danno da temporanea diminuita integrità fisica, quantificato nella misura di 120 euro al giorno, nonché il non lieve disagio psicologico derivato dalla mancata diagnosi e dalla continua variazione di prospettive e cure mediche per quasi dieci anni.

In definitiva, il paziente ha ottenuto un risarcimento del danno di natura non patrimoniale (biologico permanente, cd. personalizzazione, biologico temporaneo) pari ad euro 48.915,50.

Avvocato Edno Gargano

Studio Legale Gargano