Responsabilità medica e danno da perdita o lesione del rapporto parentale – Erronea esecuzione di intervento di artoplastica

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Con la sentenza n. 3723 pubblicata in data 8 febbraio 2019 la Terza
Sezione Civile della Corte di Cassazione – adita in una controversia vertente sul riconoscimento, in capo ai congiunti, di un paziente vittima di malpractice sanitaria, di un autonomo credito risarcitorio – ha statuito che

«il pregiudizio da perdita o lesione del rapporto parentale rappresenta una particolare ipotesi di danno non patrimoniale derivante dalla lesione del diritto all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, all’inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost.».

IL FATTO

La Corte d’appello di Napoli aveva confermato la sentenza di primo grado che, in parziale accoglimento delle domande proposte da Amelia e dai suoi congiunti Michele (coniuge), Patrizia, Immacolata e Rita Brullini (figli), aveva condannato l’Azienda Sanitaria Locale Caserta 1 al pagamento:

a) in favore della prima della somma di € 283.132,00 a titolo di risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, conseguenti ad erronea esecuzione, presso l’ospedale di Maddaloni, di intervento di artroplastica con artroprotesi all’anca;

b) in favore del coniuge della somma di € 50.000 e in favore di ciascuno dei figli di quella di € 30.000 a titolo di risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale.

Confermando la valutazione del primo giudice la Corte d’appello aveva infatti ritenuto, sulla scorta delle risultanze della c.t.u., chE l’aggravamento delle condizioni della paziente fossero ascrivibili a responsabilità esclusiva dei medici della struttura sanitaria: responsabilità derivante, in particolare, dalla <<scelta di intervenire mediante installazione di protesi mobile, piuttosto che fissa, pur evidenziando gli esami effettuati un tessuto osseo estremamente poroso, che già ad una valutazione ex ante e in concreto deponeva per la grave negligenza ed imperizia dei sanitari che l’hanno adottata». Ha poi rilevato che la gravita delle sofferenze patite e dei postumi residuati ha determinato a carico dei più stretti familiari <<una grave compromissione delle abitudini e dei ritmi della vita quotidiana>> oltre che <<un turbamento e un dispiacere>> congruamente apprezzati dal primo giudice nella liquidazione dell’importo dovuto a titolo di risarcimento.

Avverso tale decisione l’Azienda Sanitaria Locale Caserta proponeva ricorso per cassazione.

LA DECISIONE DELLA CORTE

La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso dell’Azienda Sanitaria inammissibili, evidenziando come le sentenze di merito hanno chiaramente individuato il danno non patrimoniale cui é riferito il credito risarcitorio (riconosciuto iure proprio in capo ai congiunti della paziente vittima di malpractice sanitaria) in quello conseguente alla lesione del rapporto parentale in sé considerato; dall’altro, che trattasi di danno non patrimoniale la cui risarcibilità é da oltre quindici anni riconosciuta nella giurisprudenza di legittimità.

In proposito é appena il caso di rammentare che il pregiudizio da perdita o lesione del rapporto parentale rappresenta una particolare ipotesi di danno non patrimoniale derivante dalla lesione del diritto all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia all’inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela é ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost..

Come tale esso:

a) é configurabile in caso non solo di perdita (per morte del congiunto) ma anche di mera lesione del rapporto parentale derivante da lesioni invalidanti del prossimo congiunto tali da incidere di riflesso sui diversi interessi predetti (v. ex plurimis Cass. 31/05/2003, n. 8827; 20/08/2015, n. 16992; 28/09/2018, n. 23469);

b) non diversamente che per tutti gli altri danni alla persona conseguenti alla lesione di un valore/interesse costituzionalmente protetto (Cass. nn. 8827-8828 del 2003; Cass. Sez. U. n. 6572 del 2006; Corte cost. n. 233 del 2003), esso da diritto ai risarcimento, ex art. 2059 cod. civ., di tutte le conseguenze pregiudizievoli che ne derivano sia nella sfera morale del danneggiato — che si collocano nella dimensione del rapporto del soggetto con sé stesso — sia sul piano dinamico—relazionale della sua vita (che si
dipanano nell’ambito della relazione del soggetto con la realtà esterna, con tutto ciò che, in altri termini, costituisce <<altro da sé>>) (v. Cass. 17/01/20108, n. 901; 27/O3/2018, n. 7513; n. 23469 del 2018, cit.).

A tali principi si é correttamente conformata la sentenza di merito, avendo adeguatamente tenuto conto di entrambi gli aspetti del danno, sotto il profilo sia della sofferenza interiore che della modifica della vita di relazione.

Per questi motivi la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso ed ha condannato la ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese dei giudizio di legittimità, che liquidate, per ciascuno, in Euro 10.000 per compensi, oltre alle spese forfettarie.

AVV. Edno Gargano

Studio Legale Gargano